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Questo sito è in continuo sviluppo 27.09.2011

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IL JUDO

Il Judo, quale forma di lotta, fu sviluppato a opera del professere JIGORO KANO, partendo da uno studio intensivo del Jujitsu,un sistema brutale e spesso mortale di autodifesa Giapponese. “Non solo trovai il Jujitsu interessante, ma mi resi anche conto che era molto efficace per l’addestramento del corpo e della mente. Così mettendo insieme tutti gli aspetti positivi che avevo appreso dalle varie scuole e aggiungendovi mie personali invenzioni e scoperte, elaborai un nuovo sistema di cultura fisica e allenamento morale”; con queste parole il Maestro descriveva il suo percorso. Nel 1882 egli formò la scuola di Kodokan in una saletta del tempio shintoista Eisoji sito nel quartiere Shimoya di Tokyo; con l’aiuto di nove soli studenti iniziò così a studiare e sviluppare l’arte del Judo.

Kodokan si traduce in “scuola per studiare la via” ovvero massima efficenza e minimo sforzo per superare l’avversario. Le tecniche prese a base per il “Judo Kodokan” si ispirano principalmente alle forme tradizionali delle scuole Kito-ryu e Tenjin Shinyo-ryu. Molte altre tecniche di Jujitsu furono modificate e affinate da quelle che in origine appartenevano alla tradizione, ma l’intima essenza del Judo, che faceva convergere forza e flessibilità, fu un concetto che JIGORO KANO definì a poco a poco con una ricerca razionale e con metodo scentifico. Assieme al patrimonio di esperienza e di pensiero, il Judo coltiva anche l’aspetto voluto dallo stesso JIGORO KANO. Egli riteneva infatti che questo fosse il modo migliore per la diffusione del suo metodo in tutto il mondo.

Lo scopo educativo del Judo è far emergere la personalità dell’individuo, espressa attraverso la tecnica perfezionata ai piu’ alti livelli

Si deve dire che il JUDO E’ UN’ATTIVITA’ DURA FIN DALL’INIZIO. E’ necessario un serio e lungo allenamento per abituare l’allievo alle asprezze di un’arte marziale. Oggi esistono moltissimi sport e attività per il tempo libero, i mezzi di comunicazione ci bombardano continuamente con proposte sicuramente piu’ alettanti e facili del Judo. Eppure sono molti, i giovani, che si avvicinano a un pesante addestramento per acquisirne la totale padronanza. Questa disciplina oggi vanta milioni di praticanti tra cui i bambini che rappresentano una fetta consistente (circa il 40%), significativo è il movimento femminile che conta circa il 25 % dei praticanti. Attualmente vengono organizzati tornei e campionati secondo il sesso fasce di età e peso. Il segreto di tanto successo è una miscela di sensazioni fisiche, ricerca del gesto atletico, affiatamento del tecnicismo e piacere per UNA LOTA NON VIOLENTA FINALIZZATA AL RAGGIUNGIMENTO DEL CONTROLLO SULL’AVVERSARIO. Negli ultimi anni questa arte marziale ha mutato la sua pratica verso un modello che non impone piu’ l’insegnante verso l’allievo ma verso una continua ricerca di stimoli e metodiche per coinvolgere sempre di piu’ gli atleti. In modo particolare questa evoluzione si evidenzia nell’aspetto didattico con i bambini, dove il Maestro inflessibile assume sempre piu’ il ruolo di educatore. L’allenamento nel Judo si chiama OKUDEN. Nella fase iniziale si insegna quello che viene chiamato Judo inferiore, poichè si “lavora” sul corpo. Il principiante impara ad avere consapevolezza del pericolo, a valutare l’importanza dello spazio e la distanza nel contatto fisico. Le prese del Judo e la vicinanza dei due avversari possono sviluppare, inoltre, UNA SPICCATA CONSAPEVOLEZZA DI FORZA E POTENZA.

Lo studio approfondirà questi concetti:

REI-NO-KOKORO è lo Spirito del Rispetto senza il quale lo studio porta rovina,
WAZA è la Tecnica, disciplina e coordinazione del corpo,
KIME è l’uso dell’Energia in tutte le sue eccezioni,
KEIKO è il duro Allenamento, che porta al distacco dai sensi e dall’ego.

Partendo dalla padronanza tecnica si inizierà l’approfondimento del Judo superiore che mira a rafforzare la condizione interiore del praticante , attraverso:


RANDORI è la Concentrazione su un unico oggetto: la Tecnica,
SHIAI è la Meditazione senza oggetto, senza paura né desiderio,
KATA è lo stato di Mu-shin, mente vuota e spirito creativo, che porta al Satori.

ATEMI-WAZA Tecniche di colpi inferti con gli arti superiori e inferiori
NAGE-WAZA Tecniche di proiezione
KATAME-WAZA Tecniche di controllo e lotta a terra

TSUKI-ATE: colpi di braccio inferti in linea retta
TACHI-WAZA: lanci eseguiti dalla posizione eretta, divisi in Koshi-waza, Te-waza, Ashi-waza
OSAE-KOMI-WASA: tecnica delle immobilizzazioni

UCHI-ATE: colpi di braccio inferti con movimento circolare
SUTEMI-WAZA: lanci eseguiti specificando la posizione, divisi in Ma-sutemi e Yoko-sutemi
SHIME-WAZA: tecniche di strangolamento

KERI-ATE: colpi dell’arto inferiore
MAKIKOMI-WAZA: lanci eseguiti in arrotolamento
KWANSETSU-WAZA: tecniche di leva

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COME INDOSSARE IL JUDOGI

Indossare i pantaloni avendo cura di infilarli con la parte rinforzata delle ginocchia sul davanti.


Tirare il laccio posto sui fianchi, stringendo opportunamente i pantaloni in vita, e allacciarlo con un nodo ben saldo, inserendo un'estremità del laccio nel passante posto appositamente sul davanti (alcuni pantaloni presentano due passanti per ambedue le estremita del laccio).


Indossare normalmente la giacca, con l'accortezza di porre il bordo sinistro sopra il destro sia per gli uomini che per le donne 


Appoggiare la parte centrale della cintura sotto l'addome.


Passare le estremità, di lunghezza uguale, attorno al corpo, appena sopra le natiche, incrociarne i capi e ritornare sul davanti.


Allacciare la cinta con un nodo piatto ben stretto perché non si sciolga nella pratica e impedisca alla giacca di scomporsi facilmente.

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COME INDOSSARE LA CINTURA

Prendere li centro della cintura e appoggiarlo al centro del ventre, circa quattro dita sotto l’ombelico.

Facendo scorrere la cintura nel palmo delle mani, avvolgetene prima le due estremità dietro la schiena e poi riportatele davanti, compiendo un doppio giro intorno ai fianchi.

Incrociare le due estremità prendendo il lembo veniente da destra nella mano sinistra e quello veniente da sinistra nella mano destra. Il lembo sinistro si troverà al di sopra del lembo destro.

Passare il lembo sinistro con le dita della mano destra fra il judogi e la cintura, mantenendo la cintura adeguatamente stretta intorno ai fianchi.

Per annodare, prendere l’estremità destra e passarla al disopra della sinistra, quindi internamente, tirate con decisione le due estremità della cintura per bloccare bene il nodo così ottenuto, lasciando cadere due penzoli ai lati di quest’ultimo.
Il nodo cosiffatto risulterà piatto e quadrato e non si disfarà facilmente tirando la cintura.

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COME PIEGARE IL JUDOGI

Posare la giacca in piano, sistemando all’interno di essa, ben disteso, il pantalone (fig. 1).

Piegare il lato destro del judogi nel senso della lunghezza (linea A), e ripiegare la manica in basso in modo che la sua estremità giunga circa al centro (fig. 2).

Eseguire la stessa operazione di cui al punto 2 per il lato sinistro (fig. 3).

Piegare i due lati lungo la linea C (fig. 4).

Piegare a metà il judogi, e legare l’estremità inferiore con la cintura (fig. 5)

(Un piccolo gesto che fin dall’inizio ci insegna ad essere ordinati)

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ALLIEVI JUDOKAS “KYU’”

6° Kyu cintura bianca

六級 Rokkyū

5° Kyu cintura gialla

五級 Gokkyū

4° Kyu cintura arancione

四級 Yokkyū

3° Kyu cintura verde

三級 Sankyū

2° Kyu cintura blu

二級 Nikyū

1° Kyu cintura marrone

一級 Ikkyū

GRADI SUPERIORI “DAN’”

1°/5° Dan cintura nera

1° Dan  初段  Shodan

2° Dan  二段 Nidan

3° Dan  三段 Sandan

4° Dan  四段 Yodan

5° Dan  五段 Godan

6°/8° Dan cintura bianco-rosso

6° Dan  六段 Rokudan

7° Dan  七段 Nanadan

8° Dan  八段 Hachidan

9°/10° Dan cintura rossa

9° Dan  九段 Kudan

10° Dan 十段 Jūdan

CINTURA BIANCA DOPPIA

JIGORO KANO

LE CINTURE E I GRADI DEL JUDO

Le Cinture e i Gradi del Judo

I gradi sono attribuiti ad un praticante e permettono di valutare il suo livello tecnico, la sua efficacia in combattimento, il suo grado di anzianità così come le sue qualità morali, ciò che corrisponde al rispetto scrupoloso del codice morale così come un'applicazione sufficiente nella pratica.

La classificazione prevede una prima divisione tra Mudansha (non aventi alcun dan) e Yudansha (portatori di grado dan). Le cinture sono state introdotte essenzialmente dagli occidentali per riflettere il grado. Si trovano nell'ordine la cinture bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone e la famosa cintura nera. Esistono anche le "mezze-cinture", utilizzate in Italia per i giovani judoka per segnare la progressione tra due cinture: bianco-gialla, gialla-arancione, arancio-verde, verde-blu e la blu-marrone.La cintura nera può essere tutta nera nel caso in cui appartenga ad un sensei uomo, e può essere nera con una striscia bianca nel mezzo che percorre tutta la cintura nel caso in cui appartenga ad un sensei donna.

Le cinture di colore dal bianco al marrone corrispondono alle classi, chiamate kyu: il 6° kyu è rappresentato dalla cintura bianca fino al primo kyu per la cintura marrone.

Esistono al di sopra dei kyu altri gradi chiamati dan: dal I dan al V dan, la cintura è nera; dal VI dan al VIII dan è rappresentato da una cintura a bande rosse e bianche alternate, IX ,X e XI dan la cintura è Rossa, il XII è rappresentato da una cintura bianca più fine e larga (il motivo di tale scelta è l'idea di congiunzione che si vuole dare fra il massimo livello che si può raggiungere e quello più basso). Il I, II e III dan corrispondono al nome giapponese di Deshi (discepolo), il IV e V dan a Renshi (padronanza esterna), il VI e VII dan a Kyōshi (padronanza interiore), il VIII e IX dan a Hanshi (padronanza interiore ed esterna unificata) ed il X dan a Keijin (tesoro vivente). Inoltre il maestro Jigorō Kanō, stabilì la possibilità di progredire oltre il X dan istituendo l'XI e il XII dan per coloro che trascendessero anche questo obiettivo, ma nessuno riuscì mai a raggiungerlo.

In Italia, i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati in seguito ad un passaggio di cintura organizzati dal club. Per ottenere i differenti gradi dan di cintura nera si sostengono degli esami di tecnica, teoria e kata davanti ad una giuria regionale, fino al 3° dan, e nazionale per conseguire il 4° 5° e recentemente, anche il 6° dan, oppure guadagnando dei punti durante combattimenti ufficiali in campionati e trofei, fino al 5° dan. Successivamente al 6° dan, in Italia, i gradi vengono conferiti, per meriti federali.

Il sistema nipponico usa solo in teoria le classi di allievi e solo due colori di cintura: bianca per non classificato, 5° e 4° kyu, marrone per le successive; il significato è che chi porta la cintura bianca va trattato con grande responsabilità
(per esempio senza attaccarlo con tecniche irruenti perché presumibilmente non ha padroneggiato le ukemi al punto di sentirsi sicuro).

Per i ragazzi il riconoscimento attraverso le cinture colorate può avere un valore educativo; per gli adulti è discutibile. Nel sistema giapponese, la suddivisione con due colori di cintura ha uno scopo puramente pratico relativo all’abilità nelle ukemi, e di conseguenza al grado di responsabilità con cui possono essere proiettati

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RITSUREI

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ZAREI

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ZAREI

IL SALUTO

Si presterà attenzione, prima di cominciare lo zarei o il ritsurei a che l’abbigliamento sia apposto: i pantaloni ben sostenuti, la giacca ben chiusa, la cintura annodata al centro dell’addome con le estremità di eguale lunghezza ”.

 

Il primo gesto che viene insegnato ad un principiante affinchè possa salire sul tatami nel dojo è il saluto. Questa particolare forma cerimoniale ha, nei paesi dell’estremo oriente, un ruolo basilare nelle relazioni sociali ed una tradizione millenaria. Il Giappone, patria del judo, non si sottrae a questo civilissimo costume, e di conseguenza neanche il judo. Per questo motivo, le forme cerimoniali di saluto, rivestono una particolare importanza nel judo. Il saluto non è un gesto formale, ma un atto di rispetto nei confronti del nostro compagno d’allenamento, dell’avversario in combattimento, del dojo, del Maestro e di noi stessi. Il rispetto si manifesta attraverso una pratica attenta e corretta, ottenuta mediante il raggiungimento di un giusto stato mentale e spirituale. Il saluto è quindi il rito che celebra, con un atto esteriore, un avvenimento interiore: il cambiamento di atteggiamento mentale.

Il judo può essere visto come la conquista di progressivi stati dell’essere: entrando in palestra e preparandosi alla pratica il judoka è nelle condizioni mentali del mondo esterno (lavoro, casa, famiglia, strade, traffico, etc.), ma entrando nel dojo si pone nello stato di attenzione, in cui esegue il riscaldamento, i primi esercizi, assiste alle spiegazioni e partecipa alla lezione nel suo complesso.
Al momento del randori (esercizio libero) la condizione mentale muta leggermente in ragione del maggior impegno di quest’esercizio: si concentra sull’unica idea di applicare la tecnica in una situazione realistica; una serena concentrazione non dura a lungo e il saluto di fine randori segnerà il ritorno alla semplice attenzione. Lo stato mentale più avanzato (meditaziòne, o mushin. cioè mente vuota, eseguita in mushotoku cioè senza scopo dell’ego) è messo a punto nell’esercizio dello shiai (combattimento reale) e riportato nella pratica (non nello studio) dei Kata. Il saluto scandisce l’inizio e la fine di ogni attività nel dojo, e deve essere eseguito correttamente. La fretta dei movimenti e il rilassamento nella posizione sono segni di un judo superficiale privo di significato.

Il saluto si esegue in due maniere: ritsurei (saluto in piedi), zarei (saluto in ginocchio).
Ritsurei


Ritsurei è il saluto più semplice e si esegue in posizione eretta con le braccia lungo il corpo, le gambe distese e i talloni uniti con le punte dei piedi divaricate (chokuritsu shisei). Bisogna portare delicatamente il busto in avanti, lasciando il tronco diritto che formi un angolo di circa 30° rispetto alle gambe. La testa deve seguire il movimento ma è necessario tenere lo sguardo diretto in avanti. Le braccia vanno fatte scivolare lungo il corpo e le mani vanno ad appoggiarsi appena al di sopra delle ginocchia. In questa posizione ci si ferma per un breve istante con lo sguardo abbassato in segno di deferenza, dopodichè lentamente si ritorna alla posizione iniziale. Questo saluto è generalmente impiegato quando si entra in un dojo e quando vi si esce. Nel caso specifico del judo è impiegato quando si sale o scende dal tatami come a salutare il luogo di studio, il maestro e tutti coloro che vi sono presenti. Inoltre serve ad impostare lo stato mentale nella condizione di rei no kokoro (lo spirito del rispetto) citata sopra. Esso si esegue egualmente quando ci si prepara ad esercitarsi con un altro judoka e quando si è terminato l’allenamento. Similmente si saluta sempre all’inizio ed alla fine di un combattimento.

Zarei

Questo saluto è più formale e si esegue in posizione inginocchiata. Partendo dalla posizione eretta va indietreggiato il piede sinistro e posato il ginocchio a terra all’altezza del tallone destro, quindi bisogna scendere con il ginocchio destro per ritrovarsi in posizione inginocchiata ma sollevati dai talloni. A questo punto, accavallando l’alluce destro sul sinistro si ottiene la posizione seiza sedendosi sui talloni divaricati e mantenendo la schiena ben dritta. Le ginocchia sono ad una distanza di circa 20cm e le mani appoggiate di piatto sulla parte alta delle cosce con le dita rivolte all’interno. Dopo un preve istante (o in tali casi aspettando il segnale del maestro) far scivolare le mani di piatto a terra con le dita rivolte verso l’interno, ad una distanza di circa 10 cm dalle ginocchia. Contemporaneamente va inclinato il tronco in avanti verso il suolo flettendo le braccia fino ad arrivare con la fronte a pochi centimetri da terra senza arrivarvi del tutto. Successivamente ci si riporta lentamente in posizione eretta eseguendo i movimenti inversi. Questo saluto è soprattutto impiegato all’inizio e alla fine di una lezione collettiva. Maestri ed allievi si testimoniano così il loro mutuo rispetto oltre che impostare lo stato mentale nella condizione di rei no kokoro (lo spirito del rispetto). Sarà obbligatorio nell’esecuzione dei kata e in tutti i casi eccezionali.Il maestro e le cinture nere si disporranno in fila, l'uno di fianco all'altro, sul lato del dojo denominato Joseki, di fronte al lato Shimoseki, con la cintura nera più alta in grado (generalmente il maestro) posto come capofila dalla parte della Kamiza e via via a scalare le altre cinture nere in ordine di grado ed anzianità. Gli allievi (kyu) si disporranno sul lato Shimoseki di fronte alle cinture nere ad una distanza di circa tre metri, con il più alto in grado posto come capofila dalla parte della Kamiza e via via a scalare gli altri. Agli ospiti di riguardo viene generalmente offerto, in segno di rispetto, di occupare il lato  Kamiza. Si presterà attenzione, prima di cominciare il saluto che l’abbigliamento sia ordinato: i pantaloni ben sostenuti, la giacca ben chiusa, la cintura annodata al centro dell’addome con le estremità di eguale lunghezza.

Il saluto nelle competizioni sportive

Prima del combattimento propriamente detto, i due combattenti effettuano l'entrata sul tatami e fanno il saluto. Salutano una prima volta il tappeto dell'esterno, poi ritornano passando faccia a faccia dietro i giudici d'angolo, per andare a posizionarsi appena fuori dall'area di gara vera e propria. Da quella posizione aspettano il segnale dell'arbitro che farà segno avvicinando le sue braccia tese di fronte a lui. Quando sono a distanza di combattimento, o circa tre metri, si salutano reciprocamente ed aspettano il segnale di partenza Hajime. Il saluto all'ingresso dell'area di gara, prima previsto, è stato abolito nel 2004.

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